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mercoledì 20 luglio 2011

Glossario della fotografia: il blocco AE

Il blocco AE è un sistema che permette di memorizzare i dati di scatto rilevati prima della ripresa, in questo modo è possibile modificare l’inquadratura dopo la misurazione, mantenendo inalterati i valori di esposizione. Esempio: supponiamo di avere una scena in cui è presente un elemento che ci permette un calcolo dell’esposizione accurato, come una tenda rossa, ma non vogliamo che esso compaia nell’inquadratura, sarà sufficiente inquadrare la tenda, premere a metà il pulsante di scatto per misurare l’esposizione, e contemporaneamente il pulsante del blocco AE, ricomporre quindi l’inquadratura mantenendo premuto questo pulsante, e scattare sicuri di utilizzare i parametri di tempo e diaframma misurati in modo corretto.


giovedì 14 luglio 2011

Glossario della fotografia: esposizione

L'esposizione indica il tempo durante il quale l'elemento sensibile (pellicola fotografica, per la fotografia tradizionale o sensore elettronico, per quella digitale), resta esposto alla luce che passa attraverso il sistema ottico (obiettivo); più spesso, in gergo tecnico, la stessa parola indica la quantità totale di luce che nel suddetto periodo passa attraverso il sistema ottico. L'esposizione si misura in EV (valore di esposizione) ed è determinata con l'ausilio dell'esposimetro.


mercoledì 13 luglio 2011

Diaframma di lavoro e tempo di scatto

L'assoluta complicità dei due elementi mi obbliga ad affrontarli assieme. Del resto, si sente parlare di coppia tempo-diaframma con estrema facilità in fotografia, e scopriremo che sono la base tecnica di ogni fotografia. Assieme al terzo elemento, la sensibilità (ISO), compongono il triangolo dell'esposizione.
In due parole, si potrebbe dire che entrambi regolano la quantità di luce che va a impressionare il sensore, ciò che li differenzia, fondamentalmente, è il modo in cui questi vanno ad agire. 



Il Diaframma

Il diaframma è un apparato composto da un certo numero di lamelle, che si chiudono e si aprono ad iride, quando si agisce sulla ghiera apposita che si trova sull’obiettivo, per maggior precisione bisogna anche dire che molti obiettivi oggi non hanno più questa ghiera e l’impostazione del valore del diaframma si effettua direttamente nella fotocamera.
Lo scopo del diaframma, è quello di regolare la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo, la chiusura o apertura delle lamelle, avviene secondo degli intervalli prestabiliti, che vengono chiamati stop o indicati con la lettera f, ogni intervallo raddoppia o dimezza la quantità di luce che entra nell’obiettivo, ed è indicato da un numero, gli intervalli che si trovano su un obiettivo sono di solito questi:

f 2,8 -  f 4 - f 5,6 - f 8 - f 11 - f 16 - f 22

Come interpretare questi numeri? Diciamo subito che più piccolo è il numero, più grande è l’apertura delle lamelle del diaframma, quindi maggiore è la quantità di luce che entra, mentre più grande è il numero, più piccola è l’apertura delle lamelle, e quindi minore è la quantità di luce che entra.
Il termine “aprire il diaframma” significa quindi impostare numeri f sempre più piccoli, invece il termine “chiudere il diaframma” significa quindi impostare numeri f sempre più grandi.

La Profondità Di Campo. Il diaframma influisce anche su un altro importante parametro: la profondità di campo (spesso la troverete abbreviata come pdc oppure dof, ossia depth of field).
La pdc è la zona davanti e dietro il soggetto principale che risulta ancora nitida.
I diaframmi chiusi hanno l’effetto di aumentare la pdc, i diaframmi aperti invece la riducono.
La foto degli scacchi spiega questo fenomeno meglio di molte parole, come si vede nell’immagine in alto, gli scacchi che si trovano in fondo, sono nitidi come quelli davanti, che sono in questo caso il nostro soggetto principale, questo effetto è stato ottenuto chiudendo il diaframma, ossia impostando numeri f alti, (per esempio f 11 f 16 f 22).
Al contrario, nella foto in basso, gli scacchi che si trovano più indietro sono sfocati, e ciò è stato ottenuto aprendo il diaframma, ossia impostando numeri f bassi (per esempio f 2,8 f 4).

A cosa ci serve tutto ciò? Le pdc viene usata principalmente a scopo creativo, in linea di massima quando facciamo un ritratto, è preferibile usare diaframmi aperti, (numeri bassi) perché sfocando dietro al soggetto, eliminiamo eventuali elementi di disturbo, creando allo stesso tempo uno sfondo più omogeneo.
Al contrario nei paesaggi, è preferibile usare diaframmi chiusi (numeri alti) perché ci sono molti elementi di interesse a distanze diverse tra loro, e con una pdc molto estesa potremo averli tutti bene a fuoco.
Queste sono regole base che con l’esperienza possono anche essere aggirate per particolari scopi creativi, ma come diceva Nietzsche: ”prima di cercare di volare, devi imparare a camminare”
Ultima integrazione all’argomento, nelle fotocamere moderne, quando si imposta il valore del diaframma, le lamelle non si muovono subito, ma solo al momento dello scatto esse vengono aperte o chiuse a seconda del valore selezionato, da un apposito meccanismo.
Perché accade ciò? Perché in questo modo il diaframma può essere mantenuto completamente aperto fino al momento di scattare, ciò significa più luce nel mirino e quindi una visione più chiara ed agevole per comporre l’inquadratura.
Molte fotocamere sono poi dotate di un pulsante di “previsualizzazione della pdc”, premendolo si chiude il diaframma senza effettuare lo scatto, si può così valutare in anteprima nel mirino la pdc che otterremo, rilasciando il pulsante tutto tornerà come prima.



L'otturatore e i tempi di posa
 
L’otturatore è un meccanismo formato da tendine scorrevoli o lamelle, che si aprono per un intervallo di tempo definito.
Ogni tempo è indicato da numeri, 60, 125, 250, 500 e via dicendo, questi numeri sono in realtà delle frazioni di secondo, ossia 60 sta per 1/60 di secondo, 125 sta per 1/125 di secondo e così via.
Questo significa che i numeri elevati indicano che l’otturatore resterà aperto per un tempo minore rispetto ai numeri più bassi (infatti 1/125 di secondo è un tempo più veloce di 1/60).
Cosa comporta tutto ciò?
I tempi più veloci (ossia i numeri alti) fanno entrare la luce per un tempo minore, ma hanno la capacità di “congelare” i soggetti in movimento, se riprendiamo una persona mentre corre, impostando tempi veloci, otterremo una figura completamente nitida, al contrario, impostando tempi lenti (i numeri bassi), il corridore apparirà mosso.
Anche in questo caso, ogni intervallo (ad es. 1/60 - 1/125), raddoppia o dimezza il tempo durante il quale la luce entra nella fotocamera. 


In conclusione
 
Il tempo di posa e il diaframma lavorano in coppia, se uno dei due viene regolato per far entrare meno luce (il diaframma), l’altro andrà regolato di conseguenza per far agire la luce per più tempo sulla pellicola o sul sensore (il tempo di posa) o viceversa, se uno dimezza, l’altro raddoppia.
Cosa significa questo in pratica?
Significa che la corretta esposizione, può essere data non da una sola coppia tempo/diaframma, ma da più coppie, sta a noi scegliere quale sarà la coppia più adatta alle nostre esigenze.
Facciamo un esempio pratico:
sto fotografando un paesaggio, l’esposimetro mi indica come esposizione corretta 1/500 di secondo e f4 (me li sono inventati adesso giusto come esempio), io però preferisco avere più pdc, tanto il paesaggio non si muove, non c’è neanche vento, imposto quindi 1/60 f 11, dal punto di vista dell’esposizione non cambia nulla, le due coppie di parametri sono assolutamente corrette, ma la seconda mi permetterà di ottenere una foto più nitida sia nel primo piano che nello sfondo.
Esempio opposto: sto fotografando una corsa, l’esposimetro mi indica 1/125 f 8, se scattassi con questi parametri la foto sarebbe perfettamente esposta, ma completamente mossa, imposto quindi 1/1000 f 2,8, avrò la stessa esposizione corretta con in più il soggetto nitido.
Anche in questo caso è possibile giocare con i parametri per scopi creativi, se fotografo una cascata con un tempo veloce, congelerò anche le singole gocce d’acqua perfettamente nitide, se uso un tempo lento, otterrò un velo di acqua etereo e suggestivo, ma come ho detto prima, un passo alla volta.
Spero che anche questo tutorial sia utile a tutti i neofiti che si avvicinano a questo meraviglioso mondo e, come sempre, per qualunque chiarimento non dovete far altro che chiedere.


Un esempio concreto: la profondità di campo aumenta con la chiusura del diaframma
 

Glossario della fotografia: stop

Per stop si identifica l'intervallo del valore dell’esposizione. L’aumento di un intervallo equivale al raddoppio della quantità di luce che colpisce la pellicola o sensore. Comunemente con stop ci si riferisce in egual misura e proporzione all’apertura del diaframma, al tempo di esposizione e alla sensibilità. Esempio: l’apertura di 1 stop del diaframma e la riduzione di 1 stop del tempo di esposizione non cambia la quantità di luce necessaria alla corretta impressione del sensore o pellicola.

L'esposizione


L'esposizione è il concetto chiave per ottenere una fotografia corretta. Esistono tre fattori che regolano questo parametro, e sono il diaframma, il tempo e la sensibilità (ISO), pertanto in fotografia si parla di triangolo dell'esposizione, poiché al variare di uno dei tre cardini, anche gli altri si modificheranno di conseguenza. In effetti è impossibile parlare singolarmente di uno dei tre elementi, poiché sono strettamente collegati.





L'esposimetro

Esistono diversi tipi di esposimetri, ma in questo momento ci occuperemo di quello che si trova all'interno della nostra fotocamera. Quando guardiamo dentro il mirino della nostra reflex, in basso si trova la scala esposimetrica.

Un esempio di scala esposimetrica

Come vediamo in figura, è composta principalmente di due parti: la scala graduata e l'ago, quel rettangolino digitale che si sposta a seconda che la scena sia sotto o sovra esposta. Il nostro compito, per sommi capi, è fare in modo che l'ago si trovi al centro, mostrandoci quindi una scena mediamente esposta in modo corretto. 
Per regolare l'ago a tal modo, dovremo regolare, a seconda della necessità, tempo, diaframma o sensibilità.

Come funziona? L'esposimetro interno alle fotocamere misura la quantità di luce riflessa da un soggetto in relazione ad un parametro estremamente famoso in fotografia: il grigio medio. Nonostante il nostro mondo sia a colore, l'esposimetro è ancora uno strumento rudimentale e "legge" un mondo in bianco e nero. Del resto, un tempo le pellicole esistevano esclusivamente in bianco e nero. Si scelse di tarare l'esposimetro usando questa sfumatura di grigio (detto anche grigio 18%) perché molti colori presenti in natura riflettono la luce proprio come questo colore. Pertanto quando andremo ad inquadrare una scena, la risposta sarà data a seconda di questo fattore.

Esposizione corretta, foto sbagliata? Se è vero che possiamo affidarci al nostro esposimetro per la maggior parte delle situazioni, vi sono casi in cui è totalmente inutile. Un caso lampante è il controluce. Prendiamo un tramonto e scattiamo una foto al nostro soggetto. Il risultato sarà simile a questo:


L'esposimetro calcola la corretta esposizione per una vasta area del fotogramma, pertanto la persona (soggetto) nella foto, che occupa forse il 5% di tutto il fotogramma, non è stato preso in considerazione. Il risultato è una foto magnifica, ma del nostro soggetto non vediamo altro che una silhouette. 
Esistono funzioni avanzate (le vedremo prossimamente) che consentono di ridurre l'angolo di rilevamento della corretta esposizione, in modo tale da limitare il margine di errore. Di norma sono incluse nel manuale d'istruzioni della nostra reflex, sotto la voce "esposizione" o "esposimetro".

L'esposizione e l'istogramma

Dato per assodato che per ottenere una foto correttamente esposta bisogna usare nel modo corretto i tre parametri fondamentali (sensibilità del sensore, diaframma di lavoro e tempo di scatto), guardiamo ora un attimo oltre.
Una volta ottenuta la nostra fotografia, guardandola a display possiamo scoprire moltissime cose. Premendo sul pulsante "info", a lato della foto apparirà un istogramma come quello in figura.

Guardando attentamente, scopriamo che è diviso in cinque fasce verticali, che corrispondono (da sinistra a destra), le basse luci, le ombre, i valori medi, le luci, le alte luci. Nella foto in esempio, vediamo come tutto l'istogramma sia spostato verso destra, tendendo quindi ad una leggera sovraesposizione. Un errore? Niente affatto, in era digitale. Scopriamo il perché.

Tenersi a destra. Parlando di fotografia digitale e specialmente scattando una fotografia in formato RAW, è sempre meglio tendere ad una leggera sovraesposizione (circa 2/3 di stop). Infatti il sensore ha la capacità di immagazzinare una quantità di dati superiore a quella che il display mostra.
In post produzione, scoprirete che scurire una zona troppo chiara non comporta una perdita di qualità, mentre schiarire una zona troppo scura porta ad un deterioramento nelle ombre più chiuse e nei neri profondi.